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Ho visto concepire il corto. Poi il lungo. Come quando vedi un bambino e non senti assolutamente la mancanza dell’adulto, lo incontri come un nocciolo precisissimo ed essenziale. Poi, lo ritrovi grande e vedi tutte le possibilità del bambino sbocciate e altre sfumate e altre mescolate con nuovi tratti. Ti stupisce  e insieme ti conferma una visione iniziale. Ho amato seguire questa trama perché mi sembra un film d’azione interiore. C’è sempre un’azione in atto, una suspense, eppure è sempre un sentire, un movimento interiore, la miccia delle azioni.

Ci si commuove, si sente rabbia, compassione, desiderio, si sente, e già mi sembra cosa rara nel nostro panorama attuale, ma non è un’opera intimista, c’è il mondo e chiama. La relazione psicoterapeuta-paziente è stata indagata pochissimo non solo dal cinema ma anche dalla letteratura. E dell’intreccio tra vivere e morire, sparire e restare è fatta tutta la nostra coscienza umana. Quindi il doppio tema del film ha parlato anche a un mio bisogno di entrare in stanze chiuse, di aprire porte. Non vedo l’ora che il bambino nasca, non vedo l’ora che diventi grande.                                                    Chandra Livia Candiani

Ho letto. Devi farlo. É meraviglioso! Sono in mezzo alla gente in aeroporto e trattengo le lacrime!  Il finale mi ha lasciato senza fiato.

                                                             César Brie

Ogni Opera è il frutto di un lungo viaggio. Un lungo viaggio che l’Autore ha intrapreso quando neanche sapeva che si era messo in moto per arrivare ad essa. L’Opera è quindi il distillato di questo viaggio. Un po’ come lo sono anche i figli che mettiamo al mondo. Questo è il tema nascosto nelle pieghe di questa Storia. Storia che merita di essere raccontata.                            

                                               Andrés Neumann